
Nonostante questo cambiamento, credo che il "no" seguito da alcune parole conservi ancora la sua amarezza e crudezza. Di tutti i no motivati i peggiori sono:
- "No, non è il momento";
- "No, adesso no";
- "No, ora non e il caso".
Queste tre frasi trasmettono l'idea che c'è sempre qualcosa di più importante rispetto al nostro interlocutore, che quello che c'è da condividere, costruire o semplicemente comunicare può aspettare.
Chi vuol mettersi in relazione con noi, che potrebbe aver bisogno di noi, che vorrebbe vivere sogni con noi può "attendere prego".
Pensiamo a questa situazione in un rapporto di coppia.
Quanto può fare male vivere nell'attesa?
Quanto può ferire e demolire il non ascolto (non dico la costruzione) di un sogno che l'altro vorrebbe condividere con noi?
Quanto può farci sentire soli il fatto che cose o altri siano prioritari per chi amiamo e dice di amarci a sua volta?
Sento storie di donne, perché siamo soprattutto noi a vivere questo dislivello, che a cose importanti - come il desiderio di una famiglia - ricevono uno o tutti e tre i no sopracitati.
Mi chiedo: se non ora quando? Quanto tempo pensiamo di avere ancora a disposizione, che rimandiamo e ci dimentichiamo di chi abbiamo vicino?
Il tempo è oggi, ora, il presente.
Un tempo che non tornerà e che potremmo rimpiangere.
Tempo che perdiamo e che potrebbe non regalarci sogni da realizzare.
Tempo che cediamo alla paura e non alla vita.
Proviamo a non dire "no, ora non é il caso", eviteremo di demolire chi vi sta vicino.
Prendiamoci piuttusoto cura di chi in quel momento ha bisogno semplicemente del nostro ascolto, dandogli un po' di tempo. Ne Usciremo edificati.